Continua senza esclusioni di colpi il dibattito scatenato dalla richiesta di tesseramento al Pd da parte del sindaco Spina e dei suoi alleati. Dopo le dichiarazioni di Emiliano che ha definito “Insignificante” il Circolo biscegliese del Partito Democratico è intervenuto Tommaso Galantino, componente dell’esecutivo provinciale del Pd, che ha voluto rimarcare ulteriormente l’esternazione del governatore pugliese: “Abbiamo tenuto accesa la fiammella del partito quando scendeva al miserabile risultato del 4% (2011)” – spiega Galantino – “quando ex Assessori e parlamentari locali in blocco scappavano via da esso e lo abbandonavano alla sua più bassa deriva, lasciandone peso e responsabilità a un gruppetto di giovani dirigenti che non meritavano certo di “pagare” conti altrui”. Ma c’è di più, il biscegliese componente dell’esecutivo provinciale del Pd denuncia una gestione unilaterale e autoritaria della sezione biscegliese: “Avevamo subito amaramente la scelta unilaterale del consigliere comunale del Pd di partecipare, con il concorso attivo dell’onorevole, a braccetto del peggior centrodestra cittadino, a quell’atto fortemente antidemocratico quale fu la congiura notarile d’inverno 2013 per far cadere Sindaco e Consiglio comunale, eletti democraticamente dai biscegliesi” - e poi ancora - “avevamo proposto un’ idea di partito e di linea politica ben prima del congresso dell’autunno 2013, attraverso la offerta di un documento politico aperto al confronto e al dibattito interno dal titolo “IL PD CHE VOGLIAMO, con forza e umiltà”, che il padrone di masseria ordinò di riporre nel cassetto della carta straccia”.

Galantino nelle sue dichiarazioni denuncia anche l’imposizione dall’alto del segretario cittadino Pd Roberta Rigante: “Ci eravamo presentati al congresso con la nostra mozione, il nostro candidato, la nostra genuina partecipazione e ci trovammo di fronte alla più becera manifestazione di manipolazione e alterazione di qualunque idea di correttezza e legalità: vedemmo scorrere sotto i nostri occhi aziende intere, personaggi noti alla giustizia, persone appartenenti a tutto l’arco costituzionale locale. Ed in più, un parlamentare della repubblica che intervenne personalmente, apertamente e in spregio a qualunque norma comportamentale di terzietà e buon senso, a sostegno della candidata Rigante a dire “roba mia, non si tocca”.

Galantino ora sostiene che sia in atto: “l’ennesimo atto di arroganza nell’impedire che nel Partito Democratico la politica abbia il primato sulle volontà singole, padronali e familistiche, impedendo il libero ingresso a chiunque ritenga trovare nel Pd dignità di approdo, spazio e partecipazione”. Per il componente dell’esecutivo provinciale Pd il Sindaco Spina: “ha compiuto atti politici di grande coraggio e cambiamento di prospettiva politica: chi non riconosce ciò lo fa esclusivamente per il timore del confronto e della perdita di rendite di posizione”.

Tommaso Galantino chiosa usando una metafora abbastanza chiara da leggere: “Non abbiamo timore del mare aperto e non ci piace il maleodore delle acque stagnanti del vecchio porto dei soliti armatori e padroni”.